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Haiti: un viaggio nella sofferenza

18 Maggio 2010

Da pochi giorni sono tornato da Haiti e considero questa mia esperienza come importante e pregna di grandi emozioni sia da un punto di vista professionale che umano. 

All’inizio non è stato facile e quasi non credevo ai miei occhi quando abbiamo raggiunto Leogane. 
E’ la città più vicina all’epicentro del terremoto e quella più devastata. Si trova 15 chilometri a sud-est di Port-au-Prince, la capitale di Haiti e qui, il terremoto è stato davvero una catastrofe. Il 90% della città è stato distrutto o danneggiato. La vita ha preso un’altra direzione il 12 gennaio. I giorni sono cadenzati dal ritmo della tragedia e dalla luce del sole. La vita senza luce elettrica inizia al sorgere del sole e il buio stabilisce la fine delle attività. 
Lo spettacolo è terribile, inimmaginabile. Le scene apocalittiche. I suoni, gli odori, le parole, appartengono a un repertorio amaro di grande disperazione. 
 
Case crollate, automobili schiacciate ai bordi delle strade ancora piene di macerie, cavi elettrici penzolanti ma soprattutto l'aria piena di polvere mossa dalle jeep. La distruzione è totale, la fame e sete della popolazione una continua sofferenza, il caldo soffocante e subito mi sono reso conto di quanto dura e impegnativa potesse essere la missione. Dopo una notte insonne, in una tenda che faceva filtrare anche la pioggia ho cercato con tutte le mie capacità di affrontare l’enorme disagio. In pochi giorni vedendo gli Haitiani formare lunghe file per essere visitati ho capito che avevano bisogno di me indipendentemente dalla specializzazione; avevano bisogno di un medico. Ho fatto di tutto il pediatra, il chirurgo di piccola chirurgia suturando ferite lacero contuse da cadute, da accoltellamento, prestando assistenza ad un uomo che presentava una ferita da arma da fuoco ho cercato di offrire la mia opera come dermatologo curando micosi ed eczemi, ho fatto l’internista e sono venuto a contatto con malattie a me lontane come la malaria. 
Insomma all’inizio ho fatto veramente di tutto ma poi ho creato dal nulla con grande caparbia una collaborazione con i colleghi americani e giapponesi che lavoravano nel loro ospedale da campo. È stato un bel momento. Armato più di buona volontà e spirito umanitario che di bisturi mi sono fatto conoscere e da buon napoletano espansivo e solare ho intrapreso con loro un percorso professionale molto impegnativo. Ho operato di taglio cesareo diverse donne, ho effettuato annessiectomie e miomectomie anche di un mioma di più di quattro chili. Sono stato chiamato durante la notte per prestare la mia opera anche a “medici senza frontiera” che come si sa sono una grande organizzazione ma nesplorata che non accetta collaborazioni esterne. Ho assistito una giovane ragazza che probabilmente era stata violentata e che presentava un grosso ematoma del grande labbro di sinistra. Sono corso nelle diverse sale operatorie straniere e da loro chiamato per effettuare raschiamenti post abortivi in condizioni disperate come è capitato in una terribile notte per una ragazza che stava morendo dissanguata. Ho fatto centinaia di ecografie con un apparecchio miniaturizzato che mi ha permesso di riconoscere diverse patologie. Sono davvero felice per tutto quello che sono riuscito a fare insieme ai miei colleghi. Donne e uomini eccezionali il cui animo è alimentato dalla fiamma dell’altruismo. Medici infermieri ed un’ostetrica dalle grandi capacità professionali e manageriali che sono riusciti ad affrontare e risolvere diverse problematiche non solamente professionali. I momenti difficili sono stati tanti, le condizioni climatiche a volte, impedivano per il gran caldo di poter lavorare con serenità. Le condizioni logistiche poi, non ci offrivano neppure un minimo di confort per poter riposare, durante il giorno anche soltanto pochi minuti. Il popolo Haitiano ha una grande dignità e voglia di vivere. Meritano di essere aiutati e non dimenticati. Sarebbe giusto che i riflettori rimanessero accesi e che una continuità dell’opera medica prestata potesse essere data nel tempo. Infine ringrazio l’Ordine di Malta per le grandi emozioni che mi ha fatto vivere. Ricordo con gioia l’ultimo giorno prima della partenza in cui raccolti all’ombra di un maestoso albero sereni, e soddisfatti con l’animo colmo di emotività e sofferenza abbiamo dato noi le consegne mediche al team francese che ci ha sostituito. La stessa gioia con uno sguardo di gratitudine e di silenziosa speranza di un futuro migliore portato da otto italiani l’ho riconosciuto negli occhi dei nostri pazienti e in quello di “guagliò” mio giovanissimo amico che porterò sempre nel cuore. Spero anche che questa missione umanitaria in qualche modo possa dalla essere ricordata per dare la possibilità ai giovani di capire quanto sia importante aiutare il prossimo soprattutto per noi che professiamo l’arte della medicina. Da oggi sul mio petto è appuntata una Medaglia di Servizio donatami per il mio impegno dal Malteser International order of Malta e la dedico alla popolazione Haitiana
Luigi Stradella